Comitato Infermieri Dirigenti Italia

Comunicato Stampa | Codice Deontologico e …..

Comunicato Stampa | Codice Deontologico e …..

L’ultimo attacco alla Professione Infermieristica, in particolare all’art.49 del Codice Deontologico, è veramente scandaloso e permette a chi non sa nulla di principi etico-deontologici di ritenere, in modo falso e strumentale, che tale articolo, sia causa giustificativa per l’attribuzione di mansioni improprie agli infermieri.
Tale ideologia discrasia, è il risultato di una grave ignoranze etica che non dovrebbe essere patrimonio dell’infermiere, che ha, come principio deontologico, la difesa e salvaguardia dei diritti del cittadino, ma altrettanto grave è dichiarare che, gli Infermieri Dirigenti, definiti gruppo di elite da questa frangia Professionale, si siano dati un “loro” Codice Deontologico, per non rispettare quello della F.N.C. IPASVI.
Tutto falso, gli Infermieri Dirigenti sono prima di tutto infermieri iscritti all’albo IPASVI e pertanto rispettosi del Codice Deontologico,specificando che quello che è stato approvato dai soci CID (Comitato Infermieri Dirigenti) è un codice di comportamento etico a livello Europeo (ENDA), che supporta e integra l’attività di direzione e gestione dei processi organizzativi e, alla sua attenta lettura, è indirizzato più all’impegno, alla salvaguardia, alla sicurezza e difesa dell’attività dell’infermiere, che ad altre aeree.
Per corretta informazione e chiarezza il documento è traduzione, sintesi e contestualizzazione del documento etico Europeo presente sul sito ENDA.
Ci sembra utile, come dirigenti, riportare invece gli articoli ed esprimere le corrette riflessioni e, se ne avete la motivazione, aprire un dibattito che aiuta sempre alla democratica espressione delle idee.
Chiaramente l’art 49 non può e non deve essere isolato dal suo contesto poiché esso stesso è la conseguenza dell’art. 47 e dell’art. 48. Dopo la citazione dell’articolo ho inserito la riflessione.

Capo VI

Articolo 47

L’infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, contribuisce ad orientare le politiche e lo sviluppo del sistema sanitario, al fine di garantire il rispetto dei diritti degli assistiti, l’utilizzo equo ed appropriato delle risorse e la valorizzazione del ruolo professionale.

Articolo 48

L’infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, di fronte a carenze o disservizi provvede a darne comunicazione ai responsabili professionali della struttura in cui opera o a cui afferisce il proprio assistito.

Articolo 49

L’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi che possono eccezionalmente verificarsi nella struttura in cui opera. Rifiuta la compensazione, documentandone le ragioni, quando sia abituale o ricorrente o comunque pregiudichi sistematicamente il suo mandato professionale.

Articolo 50

L’infermiere, a tutela della salute della persona, segnala al proprio Collegio professionale le situazioni che possono configurare l’esercizio abusivo della professione infermieristica.

Articolo 51
L’infermiere segnala al proprio Collegio professionale le situazioni in cui sussistono circostanze o persistono condizioni che limitano la qualità delle cure e dell’assistenza o il decoro dell’esercizio professionale.

Riflessione

Articolo 47

L’infermiere generalista, specialista, coordinatore e dirigente, utilizza la capacità e la competenza professionale per incidere sul sistema organizzativo nel rispetto dei principi di giustizia ed equità della destinazione delle risorse. Valorizzare il ruolo professionale significa far emergere il risultato assistenziale, individuare sistemi di certificazione dei processi, vuol dire proporre soluzioni professionali quando criticità e conflitti organizzativi non rispettano il mandato professionale. Spesso alcune attività possono, nell’organizzazione, distogliere l’infermiere dagli obiettivi assistenziali dichiarati, questa è materia di cambiamento e di crescita.

Articolo 48

L’infermiere generalista, specialista, coordinatore e dirigente, che individua carenze e disservizi, come la mancanza di personale di supporto ove ne è stata prevista la presenza, come la carenza di risorse, come una organizzazione non rispondente al mandato professionale, ne da comunicazione scritta e documentata al direttore responsabile della struttura indicando quanto tale situazione pregiudica la qualità delle cure e il loro risultato; non è significativo denunciare la singola mansione ma quanto questa mansione possa pregiudicare l’assistenza.

Articolo 49

Solo nella documentata e particolareggiata comunicazione ed in base all’art.47 e art.48, e solo nell’interesse del cittadino che significa che tale azione può pregiudicare la sua salute o il peggioramento della sua situazione clinica, ed in via del tutto eccezionale, compensa ovvero esegue o decide chi deve fare cosa, per assolvere la temporanea criticità o disservizio. Nell’immediato o contemporaneamente, l’infermiere,  denuncia e certifica l’evento eccezionale indicando quanto l’evento ha pregiudicato la qualità delle cure. Interessa la componente di direzione e sindacale affinchè il problema divenga materia di discussione e di soluzione nell’interesse primario dei cittadini.

Articolo 50

Nelle situazioni di criticità o di disservizio l’infermiere denuncia al proprio collegio le situazioni in cui altri operatori non infermieri possono effettuare azioni, atti, mansioni che ricadano sotto la diretta responsabilità dell’infermiere e che, sono state indicate dalla struttura, direzioni o sindacati come azioni appartenenti ad altra professione.

Articolo 51

L’infermiere generalista, specialista, coordinatore e dirigente, insieme anche alla componete sindacale, denuncia al collegio situazioni, processi o modelli organizzativi che pregiudicano o sminuiscono l’attività professionale con conseguenze anche sulla qualità delle cure. 

Rispetto all’utilizzo dell’art. 49, le attribuzioni agli infermieri di mansioni o compiti che sono ritenuti impropri e fuori dalla responsabilità diretta degli infermieri, tanto da delegare tale funzione ad altri, sono quindi il risultato di una superficiale e discontinua attenzione che non prevede modelli organizzativi da seguire, ne valutazione dei risultati ottenuti.
Chiaramente tutti sottolineano le sole mansioni così dette inferiori mentre per quelle superiori nessun riferimento. Eppure tutte e due, le inferiori e le superiori, distolgono l’infermiere dalla sua esclusiva attività ovvero l’assistenza infermieristica. Pertanto alcuni ritengono deplorevole, che l’infermiere effettui il rifacimento del letto vuoto, ma non è altrettanto deplorevole seguire una visita medica, per due o tre ore, in codazzo ad altri professionisti, svolgendo compiti puramente amministrativi ancillari.
Se tali attività sono sottolineate dal singolo professionista è comprensibile che il disagio che vive produca demotivazione e frustrazione. Così anche la conseguente protesta di fare o non fare, è forse la conseguenza di innumerevoli esortazioni a porre un freno alle continue richieste di quella stessa organizzazione, che non ha saputo dare risposte diverse, se non quella dell’immobilità.
In tutto questo trova terreno fertile chi, non avendo alcuna forza né volontà di incidere sul cambiamento, utilizza la protesta per creare il conflitto tra professionisti, tra professionisti ed altri operatori, tra professionisti e azienda: “la critica è molto utile se non rimane fine a se stessa”.
La difficoltà di incidere sui modelli organizzativi, passando da mero compito a processo, resta ancora la realtà in molte nostre strutture. Si nota infatti che spesso le situazioni gravi si trovano in strutture in cui è inesistente una direzione infermieristica o se presente completamente priva di autonomia (perché questo è il vero problema). Pertanto, con o senza l’art. 49, nell’attuale situazione di crisi del sistema, se quella azione può arrecare danno al paziente, l’infermiere è comunque censurabile perché non vi è altra soluzione possibile alla situazione creata dall’inefficienza e dalla incapacità del “solito” management di trovare alternative.
C’è da dire che situazioni di disservizio maggiori sono proprio la compensazione dell’orario di servizio a cui l’articolo 49 nel 2009 voleva porre l’attenzione, eppure quando gli straordinari venivano retribuita nessun sindacato si è sognato di contestare l’art. 49 del codice.
Chiaramente per alcuni è più facile cavalcare la “querelle”chi deve chiudere un contenitore per Rifiuti Ospedalieri piuttosto di come si deve articolare un turno di servizio, per garantire la qualità delle cure e le esigenze del professionista; è più facile montare la protesta su chi deve fare letti e aiutare ai pasti, piuttosto che inserire sistemi di implementazione delle competenze; è sempre più facile vedere l’atto che il risultato.
Queste situazioni, che devono stimolare il confronto interno alle strutture per la loro riorganizzazione e quindi per un cambiamento positivo che valorizzi gli infermieri, devono essenzialmente partire da un presupposto etico e valoriale a cui nessuno può derogare, l’infermiere è un professionista e come tale deve gestire il suo tempo lavoro nel modo migliore per garantire l’assistenza e la sicurezza delle cure.
Nella visione positiva che ci deve contraddistinguere e guidare siamo convinti che prima o poi qualche sindacato comprenda il vero problema della “Professione Infermieristica”.

Il Presidente Nicola Barbato
e il Consiglio Direttivo CID

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