Comitato Infermieri Dirigenti Italia

Manifesto di impegno 2016-2019

Il Presidente e il Consiglio Direttivo del Comitato Infermieri Dirigenti ti rivolge il benvenuto ai colleghi soci e visitatori di questo sito web.

Il miglior benvenuto è il nostro impegno per la promozione di una dirigenza infermieristica vera, riconosciuta e contrattualmente valorizzata.

Manifesto di impegno 2016-2019
Lo sviluppo della professione infermieristica passa
per il riconoscimento di una dirigenza forte.

Il presente documento è la dichiarazione che la nostra Associazione rende pubblico nel rispetto dei valori che contraddistinguono la professione d’Infermiere e che ispirano il vivere e l’agire professionale. Siamo consapevoli che i Dirigenti hanno una notevole responsabilità, sia di sistema che su ogni singolo operatore coinvolto nel raggiungimento degli obiettivi istituzionali. Il momento storico non aiuta e non favorisce la dirigenza infermieristica, che mai come in questi ultimi anni è ignorata e declassata nelle sue funzioni e nelle sue autonomie. Ogni giorno è necessario presidiare e monitorare i processi comunicativi, le norme e le azioni delle più disparate aree di pensiero e professionali della nostra società civile e professionale, che in modo incessante e spesso velato, mettono in dubbio la nostra esistenza di Dirigenti.
Sia internamente al sistema salute che in tutte le attività umane, gli Infermieri sono spesso tema di discussione, ognuno sente il dovere di esprime giudizi su singoli fenomeni o situazioni che vengono a crearsi e in cui immancabilmente sono presenti gli “Infermieri” che, improvvisamente, divengono i soli protagonisti di fatti e azioni nefande.
E’ pertanto con forza e decisione che il Comitato, attraverso il suo Consiglio Direttivo, desidera illustrare alla componente professionale e non, il proprio impegno per consentire al lettore di comprendere e capire il nostro messaggio professionale.
I Dirigenti Infermieri associati al CID nel rispetto del Codice Deontologico della FNC IPASVI e a sua integrazione, riconoscono e applicano il Codice Italiano di Etica e Deontologia per i Dirigenti Infermieristici (ENDA), approvato dall’assemblea dei soci a Roma il 23 ottobre 2015.

La libertà di formarsi

1. Gli infermieri devono avere la possibilità di accedere liberamente al più alto livello di formazione attraverso un sistema economicamente sostenibile per la professione e le aziende. Deve essere favorita la progressione accademica e clinica senza interruzioni e ostacoli sul lavoro.
Il progetto di aree di specializzazione clinica è una importante opportunità per gli Infermieri e i cittadini che potranno usufruire di un servizio sanitario eccellente e più rispondente alle loro necessità. Questo prevede un contratto di lavoro con la definizione di una progressione di carriera clinica fino alla dirigenza per il governo dei processi assistenziali specifici. Riteniamo che sia un diritto di ogni professionista avere l’accesso ad un o più percorsi professionalizzanti di specializzazione clinica e manageriale capaci di creare una nuova generazione di infermieri dinamici, inter-culturalmente predisposti ai cambiamenti e alle nuove sfide del sistema salute. Non riteniamo strategico che l’istituzione favorisca anche economicamente solo alcune professioni sanitarie, sicuramente indispensabili, ma non solutori di tutti i bisogni di salute.
Il CID si impegna ad essere protagonista per promuovere iniziative, documenti e proposte di legge capaci di sensibilizzare gli enti preposti verso questo obiettivo.

La partecipazione interprofessionale

2. Gli infermieri devono essere partner preferenziali con i medici e gli altri operatori sanitari, per ricostruire e ridefinire l’assistenza sanitaria in Italia. Un progetto ambizioso che, attraverso lo studio dei modelli di assistenza nel mondo, può dare un impulso decisivo al cambiamento tanto auspicato. L’infermiere e il medico sono un binomio indissolubile per l’immediato approccio al potenziamento, cura e ripristino della salute dei cittadini di un paese che vede e vedrà continue sfide specialmente nell’area geriatrica E’ necessario ridefinire e pianificare le dotazioni organiche rispetto al bisogno reale di salute utilizzando modelli per complessità e intensità di cure. Riteniamo ribadire che non può esistere un unico professionista totipotente ne tanto meno al centro del sistema: la nostra convinzione è nelle competenze e nelle conoscenze integrate che, come in atri sistemi, rappresentano la chiave di lettura per un management moderno e competitivo. Il concetto nuovo è condivisione della decisione per una condivisione delle responsabilità.
Il CID si impegna ad essere interlocutore e proporre, attraverso la sperimentazione, modelli di assistenza integrata capaci di produrre risultati di forte impatto sulla qualità e sulla sostenibilità del sistema.

La libertà di comunicare

3. Gli infermieri sono consapevoli che uno dei migliori modi con cui possono influenzare il cambiamento all’interno della professione e del sistema sanitario, è quello di diffondere le informazioni. L’informazione clinica, manageriale, di innovazione tecnologica sono in grado di migliorare l’assistenza infermieristica. I diversi studi, i centri di ricerca, le riviste, gli articoli e le revisioni devono essere di immediata disponibilità e fruizione per gli infermieri in tutti i livelli e in tutti i luoghi operativi, garantendo il “tempo dell’informazione”. L’utilizzo di soluzioni digitali e la capacità di approfondire i canali comunicativi non può e non deve essere un fenomeno personale o di gruppo, ma è una strategia istituzionale in cui gli infermieri sono protagonisti.
Il CID è consapevole che l’aggiornamento professionale non può essere la sola raccolta di crediti, per cui riteniamo importante e di valore, la formazione sul campo, in orario di servizio, su un bisogno di aggiornamento che integri quello professionale con quello aziendale al fine di poter dare risposte efficaci ai bisogni di salute. La tecnologia digitale deve tenere conto delle enorme potenzialità che gli infermieri possono offrire per innumerevoli soluzioni ai bisogni di salute.

L’assistenza è valore etico ma anche economico

4. L’infermiere ha un valore professionale importante nel progetto salute di ogni individuo. Egli contribuisce in maniera elevata alla risposta di intervento, quando è presente un bisogno potenziale o reale di salute. Riteniamo fondamentale per il futuro degli infermieri, certificare e assegnare un valore economico al tempo professionale utilizzato in forma autonoma per produrre i risultati assistenziali e terapeutici. Questo permetterà di pesare il contributo infermieristico nella risoluzione, mantenimento e ripristino della salute, ed evitare distrazioni o funzioni improprie che possono depauperare o annullare l’intervento assistenziale. La volontà di “pesare” il risultato professionale rispetto ad indicatori quali il tempo, le competenze e il contesto, sono aspetti irrinunciabili per codificare la necessità e l’inderogabilità dell’atto assistenziale e quanto, se viene meno, incide sul processo di cura.
Il CID vuole proporre sistemi e modelli della tecnologia digitale per identificare attività, risorse, metodologie e risultati attesi nell’ottica di una integrazione e condivisione con la componente medica e delle altre professioni Sanitarie

Il ruolo sociale

5. gli infermieri hanno bisogno di consenso e di apprezzamento professionale. E’ importante che l’infermieristica esca dalle mura ospedaliere e si confronti con i diversi settori dell’attività umana e da essa tragga il più possibile per comprendere i diversi e nuovi meccanismi dell’agire sociale. Il confronto con le altre professioni e con gli ambienti di lavoro è una condizione imprescindibile per riconoscere l’importanza di questa professione, di quanto possa dare per assolvere alle criticità dei diversi sistemi di lavoro e non, della possibilità di integrarsi in ambiti da cui apprendere innovazione e capacità di cambiamento. I cittadini devono conoscere l’infermiere e la sua professione quando sono nel pieno della loro salute, cosicché questo permetta una visione chiara e reale di questo professionista, contribuendo ad un confronto alla pari che implica il concetto di “progetto soggettivo di salute” in cui gli infermieri possono essere importanti e insostituibili partners.
Il CID auspica e supporta l’approvazione e concretizzazione di ogni progetto di prevenzione territoriale in ogni ambito della vita umana, dal suo nascere fino alle grandi aree gerontologiche, in cui i grandi adulti devono approdare a nuovi progetti di salute.

L’emigrazione professionale

6. L’emigrazione in altri paesi degli infermieri è un fenomeno sociale di questi ultimi anni. Molti infermieri emigrano per andare fuori Italia, per motivi economici ma anche sociali. Riteniamo che gli aspetti sociali sono dati dalla consapevolezza nella professione, dello scarso riconoscimento istituzionale che ha visto diminuire nel tempo il loro ruolo strategico nel sistema salute fino ad arrivare alla diminuzione dei posti universitari per il corso di laurea specifico, nonostante manchino oltre 100.00 unità in Italia. Gli infermieri italiani emigrano in Inghilterra, Germania, Irlanda, Australia e USA, con la possibilità di scegliere la destinazione, vista la grande e continua richiesta. Questa deve essere considerata un’importante opportunità di lavoro per i nostri infermieri, con la possibilità di confrontarsi con sistemi sanitari diversi e processi formativi innovativi. Nell’eventuale loro ritorno, la competenza maturata e l’esperienza potrà sicuramente essere estremamente utile al nostro sistema. In questa ottica possiamo solo favorire l’emigrazione, se la situazione occupazionale resta limitata ai pochi posti messi a bando dalle diverse aziende.
D’altro canto l’emigrazione non è solo degli infermieri, professione difficile e certo non molto ambita dai giovani europei, ma anche di molte altre aree professionali dell’agire umano. La caratteristica principale però è la giovane età di chi emigra e la forte volontà di libertà professionale e finanziaria.
Il CID si propone di migliorare la conoscenza e i meccanismi di accreditamento professionale nei paesi europei per fornire un’informazione utile agli infermieri, per questo scopo utilizza i propri contatti internazionali.

L’accreditamento professionale

6. Gli infermieri, attraverso il loro “ordine professionale”, hanno urgente necessità dell’accreditamento professionale istituzionale che ne certifichi le competenze e il livello retributivo minimo. Ogni infermiere, a qualsiasi livello e posizione organizzativa, ha necessità di essere valutato e apprezzato per quello che rappresenta, deve essere codificato un sistema autorizzativo di accreditamento e certificazione capace di fornire agli altri, imprenditori, associazioni e istituzioni, le informazioni necessarie per scegliere il professionista “migliore”ove ne sia richiesta l’opera.
Il CID ritiene importante questo punto per aprire un mercato libero della professione infermieristica, dove anche il privato e privato accreditato possa scegliere e retribuire secondo il livello di professionalità richiesta.

L’autonomia

7. gli infermieri hanno necessità di utilizzare pienamente le loro conoscenze per migliorare la pratica professionale. La presenza di leggi, decreti, regolamenti e posizioni politiche lobbistiche, che ostacolano tale possibilità, devono essere rimossi o modificati. Con l’ingresso delle competenze avanzate e dei nuovi settori di attività professionale autonoma, gli infermieri devono avere la possibilità di valutare, diagnosticare e prescrivere interventi assistenziali necessari al bene delle persone. In particolare la prescrizione di presidi, che sono utilizzati normalmente nella pratica infermieristica, devono poter essere prescritti liberamente dagli infermieri in possesso di specifica specializzazione clinica. Prevediamo anche la possibilità di effettuare autonomamente test diagnostici e di proporre il ricovero in ambiente sanitario e socio-sanitario.
Il CID ha previsto, con un processo di ricerca su scala internazionale e con un confronto con le istituzioni e la componente medica, nella convinzione che l’infermiere non deve e non può sostituirsi al medico, la possibilità di individuare le migliori strategie di approccio al tema.
Queste dichiarazione e l’impegno del CID prevedono una importante condivisione con la F.N.C. l’IPASVI e i Collegi provinciali, le istituzioni ministeriali e regionali e le forze sindacali e le università.
Riteniamo però prioritario il consenso degli infermieri che devono proporsi come protagonisti di questo cambiamento, nessuno di noi ha l’arroganza e la presunzione di portare avanti e lottare per questi punti se non si ha ampia condivisione di tutti noi. L’ambiente di lavoro non è certo favorevole ai cambiamenti, ognuno di noi auspica più stabilità di progetto che dinamicità disordinata, ma il rischio oggi, è di costruire nuovi muri e linee di confine che bloccheranno ancora una volta il fisiologico sviluppo di questa professione.
Sarà difficile avere un unico consenso su questo documento che rompe schemi e prassi consolidate, ma la protesta degli infermieri è forte, vi è grande bisogno di libertà intellettuale, di possibilità di crescita, di vedere un obiettivo futuro professionalizzante che possa garantire un riconoscimento economico per quello che veramente l’Infermiere vale. Si ha il forte desiderio di guidare il cambiamento.
La dirigenza nell’infermieristica non deve essere per i pochi, ma per i molti, con livelli di responsabilità e di complessità decisionale diversi. Possiamo anche derogare alla parola dirigenza ormai banalizzata e sfruttata, ed utilizzare un nuovo soggetto, ma la sostanza non cambia. Se crediamo che al momento della laurea e dell’abilitazione un infermiere ha il diritto di accedere a percorsi di studio, ricerca e di lavoro capaci di condurlo alle più elevate competenze conosciute e al giusto riconoscimento economico, allora non credo che vi siano altre strade se non puntare sui contenuti di questo documento.

Per essere forti e raggiungere gli obiettivi abbiamo la necessità di averti come socio,

iscriviti e rendi potente questa associazione.

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